Un assalto di corsari algerini all’Isola d’Elba

Estratto dal Giornale di Venezia dell’ottobre del 1815, queste righe ci narrano di un assalto di corsari algerini e tunisini all’Isola d’Elba e a Porto Longone.

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Firenze 2 ottobre. Notizie officiali dell’Isola dell’Elba.
Lettera scritta il 28 settembre 1815, a S. E. il direttore dell’I. e R. Segretaria di guerra, del ten. col. Casanuova, cavaliere dell’ordine di S. Giuseppe, e comandante militare dell’Isola dell’Elba.
“Ho l’onore di dar conto a V. E., che jieri, 27 del corrente, ricevuto rapporto che una squadra algerina composta di una fregata, due sciabecchi, una gabarra, un brick e una galera, minacciavano uno sbarco in ques’isola, mi portai immediatamente col battaglione dei granatieri sopra all’altura di Marciana (essendo da quella parte dell’Isola minacciato lo sbarco); di là andai in riconoscenza al capo S. Andrea, ove trovai il sig. capitano Tuti del reggimento R. Leopoldo, il sig. capitano Gualandi, ed i sigg. ten. Sardi; e sotto te. Lup, tutti e tre del battaglione franco di Portoferrajo, i quali mi fecero rapporto, che il nemico essendosi presentato per sbarcare avendo messo 15 grosse lance al mare, si avanzava verso la Cala della Cotaccia, essendo sostenuto dall’artiglieria dei grossi bastimenti. Il deputato di Sanità dell’Isola della Pianosa Gio. Domenico Mursi, essendosi accorto il primo, che i barbareschi si avvicinavano alla costa gridò all’armi: allora il popolo, e i soldati del battaglione franco unitamente ai sopraddetti uffiziali, si portarono alla difesa del paese, e sebbene i barbareschi proteggessero con l’artiglieria il loro sbarco, i paesani, ed i soldati del battaglione franco furono sufficienti a respingerli.
Il nemico allora si rivolse verso il capo S. Andrea, alla distanza di un miglio e mezzo della detta Cala, e la Gabarra, lo sciabecco, la goletta, ed l brick si portarono a tiro di metraglia, mentre che le lance erano vicino a terra, e sebbene i grossi bastimenti facessero un gran fuoco, il distaccamento dei nostri soldati, che guarda la batteria di S. Andrea, e i soldati del battaglione franco uniti al popolo, obbligarono i barbareschi a ritirarsi mediante un fuoco di moschetteria, e d’artiglieria ben diretto. Il nemico allo richiamate le imbarcazioni con un colpo di cannone, e messa a bordo tutta la sua gente (che per quanto fu giudicato ascendeva a circa 800 teste) prese il largo, e fece rotta verso Campo, ove è rimasto fino a notte avanzata minacciando di sbarcare. A tal’effetto ordinai ad una compagnia di granatieri che si portasse in detto luogo per mandare a vuoto qualunque tentativo, unitamente alla compagnia del battaglione franco comandata dal sig. capitano Pisani; ed ordinai pure ad una compagnia di fucilieri di portarsi con altra compagnia dal battaglione franco comandata dal si. capitano Barttolini, alla difesa delle Cale di Lacona e delle Grazie, ed al Capo della Calamita: con tali disposizioni militari l’Isola è guardata da qualunque tentativo.
Devo rimarcare a V. E. che tutti gli uffiziali e soldati del battaglione franco hanno dimostrato in questa circostanza il più grande attaccamento per il nostro governo, ma in particolar modo devo distinguere il comandante Rutigni che in mia compagnia si è portato su tutti i punti di difesa, ed è quindi rimasto a Campo per dare le disposizioni necessarie, e dirigere le popolazioni qualora il nemico avesse tentato di sbarcare.
Le compagnie di Marciana, e Campo, si sono particolarmente distinte in quest’ultimo affare.
Compiego pure a V. E. un rapporto nel suo originale del sig. capitano Bechi sulla presa del legno barbaresco nel porto di Longone, seguita jeri 27 corrente.
E con tutto rispetto ho l’onore di essere. Di V. E.
Portoferraio 28 settembre 1815
Dev. Ob. Serv.
Firm. Casanova”.
Il sopraccitato rapporto del sig. Bechi, capitano del genio, descrive dettagliatamente le manovre accorse nella presa di una mezza galeotta tunisina, la quale in sostanza ebbe la follia d’impegnarsi sotto le batteri di Longone, e di Focardo; allora tutta l’artiglieria gli fu rivolta contro, un corpo d’infanteria comandato dal sig. ten. Pistolesi si portò all’ultima punta, ed anche il deputato di Sanità sig. Baldanzi si distinse per l’attività, e coraggio, che dimostrò in questa circostanza. Vedendo il Rais tunisino che se tornava indietro sarebbe stato colato a fondo dalle suddette batterie, venne alla Sanità dove con tutte le cautele, e regole Sanitarie fu fatto prigioniero. Si sono trovati del detto bastimento 23 individui uno dei quali ferito, due cannoni di bronzo, alcuni tromboni, dei fucili, sciabole, e munizioni ec. ec.
Dai successivi continui avvisi che riceviamo risulta, che fino ad ora i barbareschi non hanno fatto verun altro tentativo sulle coste toscane, per quanto si mantengano sempre nei nostri mari.

 

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