Sistemi monetari preunitari: la moneta islamica in Sicilia
Nei primi decenni della sua esistenza del Califfato non coniava moneta, le spettanze per l’esercito e i funzionari statali, erano pagate o con prestazioni di lavoro o forniture di materie prime. Si dovette aspettare un po’ prima di avere una moneta islamica.
Soltanto con Abd al-Mālik ibn Marwān, nono successore del Profeta e quinto proveniente dai Banū Umayya, si procedette alla creazione del Sistema Monetario Islamico.
Il Califfo fissò l’unità di conto dell’Impero nel Dīnār, definendolo come il peso di un Mithqāl d’oro, 4,25g, ad un titolo di almeno 960/1000.
Il Dīnār si divideva in 12 Dirham, definiti come una massa d’argento del peso di 7/10 di Dīnār ad un titolo di 990/1000.
Man mano che gli eserciti arabi proclamavano la sovranità del Califfo su nuove terre anche in queste veniva introdotto il sistema monetario islamico.
Non fece eccezione il territorio dell’Esarcato d’Africa, definitivamente conquistato nell’anno 78 dall’Egira, 698 d.c., e riorganizzato nella Provincia di Ifrīqiya.
L’Ifrīqiya però rimase una provincia caratterizzata da una scarsa stabilità politica, tanto nell’anno 183 dall’Egira, 800 d.c., per cercare di stabilizzarla Hārūn al-Rashīd, ventitreesimo sucessore del Profeta, stabilì di affidarla a titolo permanente, in cambio dell’impegno a pagare un tributo annuo di 40000 Dīnār, al generale Ibrahim ibn al-Aghlab.
Il nuovo Amīr scelse come sua residenza la città di al-Qayrawan, dove venne installata anche la Zecca.
Non sono in grado di dire perché ma già solo quaranta anni dopo l’istituzione dell’Emirato Aghlabide l’oro rappresentava circa il 90% del totale battuto.
La scarsità di moneta d’argento, utilizzata nelle transazioni piccole e medio piccole, costringeva la popolazione ad utilizzare i “Qiṭa‘” cioè frazioni di Dirham ottenute tagliando in pezzi una moneta.
Un tentativo, nell’anno 275 dall’Egira, 888 d.c., dell’emiro Abū Ishāq Ibrāhīm II, per gli amici l’Empio, di ritirare dalla circolazione questi ritagli si scontrò con la netta opposizione dei piccoli commercianti.
Nel suo “Kitāb al bayān almuġrib fī ( iḫtiṣār ) aḫbār mulūk al-Andalus wa-’l-Maġrib” lo storico andaluso Ibn ‘Iḏārī registra che l’emiro, per venire incontro alle esigenze della popolazione e dei piccoli commercianti, procedette ad una riforma monetaria introducendo i Darāhim al‘āširiyya, ovvero frazioni decimali del Dirham legale create con lo scopo di fornire alla popolazione dei nominali allineati a quello che era il reale potere d’acquisto dell’argento.
Questi a loro volta erano affiancati ad nuova moneta d’oro, il Rubā’ī Dīnār, tariffata ad 1/4 di Dīnār, o 3 Dirham.
Tuttavia né i Darāhim al‘āširiyya né i Rubā’ī Dīnār riscuoteranno grande fortuna nell’Ifrīqiya, forse a causa delle turbolenze politiche seguite all’abdicazione di Ibrahim II, turbolenze che porteranno nel giro di pochissimi anni alla caduta della Dinastia Aghlabide ed alla sua sostituzione con quella Fatimide.
Ben altra fortuna riscuoteranno invece nella parte insulare del suo Impero, ovvero la neoconquistata isola di Ṣiqilliyya, che esattamente come l’Ifrīqiya soffriva di una cronica mancanza di monete d’argento e rame.
Maria Amalia de Luca, nel suo “La Riforna Monetaria Dell’Aglabita Ibrāhīm II”, identifica in questa provvedimento l’atto di nascita della ḫarrūba della Ṣiqilliyya, minuscola monetina d’argento che sarà in grado di sfidare i secoli continuando ad essere coniata nell’isola per almeno altri 300 anni.
Anche il Rubā’ī Dīnār sopravviverà per secoli alla morte del suo ideatore, ma a differenza della ḫarrūba riuscirà, addirittura, a superare i confini della dār al-Islām tanto da essere adottata come standard monetario della Repubblica di Amalfi.
Tuttavia nei territori cristiani il nome “Rubā’ī” non ottenne fortuna venendogli preferito da subito “Tarī” cioè “fresco”, sottintendendo “di conio”.
A conclusione di questa breve dissertazione si riporta un piccolo schema di come, ad inizio XI secolo, si teneva la contabilità nell’Imārat Ṣiqilliyya:
1 Dīnār = 4 Tarī
1 Tarī = 3 Dirham
1 Dirham = 16 ḫarrūbe
Autore articolo: Enrico Pizzo, classe ’74, residente sui Colli Euganei. Appassionato di storia veneta e storia dei sistemi monetari preunitari.
Bibliografia: Lucia Travaini, ” La monetazione della Sicilia in epoca islamica “; Maria Amalia de Luca, ” La monetazione Araba “; Maria Amalia de Luca, ” La monetazione nella Sicilia Islamica “; Maria Amalia de Luca, ” La Riforna Monetaria Dell’Aglabita Ibrāhīm II “; Maria Amalia de Luca, ” Un contributo al dibattito sull’introduzione del quarto di dīnār e sulla sua possibile derivazione da modelli bizantini “