Silla e la cattura di Giugurta
Nel 138 a.C. nacque Silla della gens Cornelia, discendente di Publio Cornelio Rufino, console che aveva più volte sconfitto i sanniti, ma che era pure stato espulso dal Senato perché sorpreso in possesso di argenteria. Il fanciullo non sentì mai il peso di una significativa presenza dei genitori, di sua madre neppure si sa il nome, e crebbe piuttosto libero da costrizioni educative, guidato da una sottile arroganza istintiva che lo convinceva dell’inutilità di una più alta erudizione.
A dispetto del prestigio sociale delle sue origini patrizie, a vent’anni non aveva ricchezze, il padre nulla gli aveva lasciato in eredità e viveva in una piccola stanza del costo di tremila sesterzi l’anno, tra liberti e commercianti. Si mescolò alle anonime figure del mondo plebeo romano e qui intrattenne una stabile relazione amorosa con Nicopoli, una prostituta greca avanti negli anni, che poi lo nominò suo erede donandogli quel gruzzolo di quattrini che gli avrebbe permesso di intraprendere la carriera politica. Ricevette pure una seconda cospicua eredità, quella della ricca matrigna, e con essa la vita politica trovò la svolta.
Lucio Cornelio Silla, questo robusto giovane dai rudi lineamenti del volto, cesellato d’occhi azzurri, e dal carattere sincero e ruvido, senza ipocrisie ed untuosità, fu eletto questore nel 107 a.C. ed assegnato come aiutante al console Gaio Mario, pronto a partire per l’Africa, in guerra contro Giugurta. In realtà Silla tanto giovane non era, all’epoca, infatti, l’età media di vita si aggirava intorno ai trentatré anni, così sapeva bene di dover cogliere ogni opportunità per ottenere riconoscimenti e successo e quest’occasione fu fornita dalla guerra contro il re dei numidi.
Giugurta aveva fatto uccidere dei commercianti romani che si erano esposti a parteggiare per i suoi oppositori, dunque il Senato gli aveva dichiarato guerra e gli aveva inviato contro le legioni di Quintio Cecilio Metello. Queste avevano più volte battuto i numidi ma senza riportare una vittoria totale. La cavalleria numidica era capace di intercettare i rifornimenti dei romani e colpirli a sorpresa muovendosi rapidamente in quel territorio desertico, e la guerra si era trascinata più del previsto. I populares avevano iniziato pure a sospettare che Metello fosse stato corrotto dal nemico e fecero la voce grossa contro il Senato ottenendo che la missione fosse assegnata ad un generale appartenente agli equites, dunque non un nobile, stimato dalle truppe e di comprovata moralità: Gaio Mario. Silla fu l’unico dei questori del partito avverso disposto a seguirlo. Questo incarico, per quanto pericoloso, sarebbe potuto risultare un formidabile trampolino di lancio per la sua carriera.
Era la prima volta che i populares si arrogavano il diritto, tradizionalmente del Senato, di fare nomine militari. Cecilio Metello aveva appoggiato la campagna elettorale di Mario per il tribunato e poi lo aveva preso come suo legato nella campagna militare contro Giugurta. Fu proprio Mario però a diffondere l’accusa che Metello fosse restio a condurre la guerra, avvalorando i sospetti di corruzione del comandante per scalzarlo, destando lo scalpore dell’ambiente conservatore romano che da subito vide in Silla un sicuro punto di riferimento per carpire informazioni sull’andamento delle operazioni e su eventuali comportamenti scorretti del comandante.
Silla raggiunse Mario più tardi, a Cirta, dopo aver reclutato alcuni squadroni di cavalieri. Qui si accorse che nulla era mutato perché Giugurta rifiutava lo scontro campale, limitandosi a tormentare le legioni assaltando con sortite fulminee le retrovie e distaccamenti isolati, e Mario, sebbene avesse promesso una celere vittoria, aveva dovuto accettare la lenta strategia di Metello ossia quella di distruggere una ad una le basi della cavalleria numidica disseminate in quel vasto territorio. La più grande impresa del console era stata l’espugnazione di una città fortificata sul fiume Mulucha, ai confini con la Mauritania, ma la fine della guerra appariva lontana, oltretutto lo sconfinamento aveva indotto Bocco, re di Mauritania, ad allearsi con suo suocero Giugurta.
Nell’autunno del 106 a.C., i due alleati decisero d’attaccare le truppe romane che si stavano lentamente ritirando a Cirta. L’idea non era originalissima, ma s’era sempre mostrata vincente agli africani. Stavolta però non fu così e per una sola ragione: a guidare la retroguardia c’era Silla. Il re dei numidi sapeva bene chi aveva davanti ma pensava che si trattasse di un novellino facilmente battibile e così si spinse a combattere in prima persona tentando di far credere che Mario fosse stato sconfitto ed ucciso. Silla, invece d’arrendersi, organizzò i suoi reparti in modo che non si disperdessero e respinse tutti gli assalti del nemico fino a quando comparve la colonna mandata da Mario in suo soccorso. Questo piccolo successo dei romani era figlio della sua naturale sicurezza che Silla aveva in sé e che impartiva negli altri, i soldati sentirono tranquillità e la certezza di poter uscire indenni dall’imboscata. Il fallimento di Giugurta fece allontanare da lui Bocco che, all’insaputa dell’alleato, chiese un incontro con i romani per stabilire le condizioni di pace e ricevette una delegazione capeggiata da Aulo Manlio e Silla. Il primo si mostrò del tutto inadeguato al compito, incapace di persuadere Bocco e stabilire vincoli, così l’iniziativa passò a Silla che concluse le trattative ottenendo da Bocco la promessa della consegna di Giugurta.
Il re di Mauritania non si fece scrupoli nel consumare il tradimento. Convocò il genero dicendogli che aveva catturato degli ambasciatori romani e quando questi fu nella sua reggia lo fece incatenare. La consegna del prigioniero divenne una scena incisa sul sigillo di un anello d’oro di Silla che tornò a Roma celebrato come vero artefice del successo.
Ovviamente Mario ne fu indispettito, pensava d’essere lui il vero vincitore della campagna in Numidia, ma un nuovo incarico militare, quello di annientare l’invasione di cimbri e teutoni, lo distolse da certi pensieri ed anzi, il console pretese tra i suoi consiglieri proprio Silla.
Autore articolo: Angelo D’Ambra
Bibliografia: G. Antonelli, Silla, l’ultimo dittatore dell’antica Roma