Raimondo Montecuccoli, la Spada dell’Impero

Raimondo Montecuccoli, colui che rimase probabilmente il più grande capitano italiano del secolo barocco nacque nel Castello di Montecuccolo in una famiglia della piccola nobiltà locale vassalla del Duca di Modena. Inizialmente sembrava destinato alla carriera ecclesiastica, dopo aver studiato a Modena ed essere stato al servizio del Cardinale Alessandro d’Este; nel 1625, invece, complice la morte del proprio protettore, cambiò indirizzo, scegliendo la carriera delle armi.

Andò in Germania, ove infuriava la Guerra dei Trent’Anni, al seguito del celebre Rambaldo di Collalto, condottiero al servizio dell’Impero, ed quì iniziò come soldato semplice sotto lo zio Ernesto Montecuccoli in un reparto di cavalleria croata.

Nominato ufficiale nel 1629 si distinse immediatamente nella breve e infelice invasione ispano-imperiale delle Province Unite nell’effimera conquista della città di Amersfoort presso Utrecht. Promosso luogotenente e rientrato in Germania, servì quindi sotto il Tilly in Pomerania e nel Brandeburgo. Ebbe l’onore di consegnare a Tilly le chiavi della città di Neubrandenburg e probabilmente partecipò al terribile sacco di Magdeburgo del maggio 1631.

Nella battaglia di Breitenfeld, prima grande vittoria delle armi svedesi, fu tuttavia catturato, rimanendo prigioniero per quasi un anno. Liberato tornò a combattere e forse fu a Lützen il 16 novembre 1632. Non riuscì  ad ottenere il comando del reggimento dello zio, morto nel 1633, sino al 1635: nel frattempo combattè a Nördlingen, all’assedio di Philippsburg, all’assedio di Zweibrücken e a quello di Kaiserlautern. Fu poi in Sassonia sotto l’Hatzfeldt e si distinse proteggendo la ritirata durante la disastrosa giornata di Wittstock (4 ottobre 1636).

Nel maggio 1639, in uno scontro con gli svedesi presso Praga, fu preso nuovamente prigioniero. Questa volta rimase prigioniero quasi tre anni a Stettino, già capitale del Ducato di Pomerania, e qui, ospitato tra i prigionieri di rango nel palazzo ducale, approfittò dell’esistenza di una splendida biblioteca immergendosi negli studi e iniziando a scrivere quelle opere per cui ancora oggi è famoso.

La sua liberazione fu dovuta agli sforzi del Duca di Modena, Francesco I d’Este, dopo la quale combattè ancora contro gli svedesi in Sassonia ottenendo qualche successo. Non partecipò alla nuova sconfitta imperiale a Breitenfeld poichè rientrò in Italia presso il duca Francesco, e da questi ebbe il comando del piccolo esercito modenese impegnato nella I Guerra di Castro (1641-1644), originata dagli appetiti del pontefice Urbano VIII (Barberini) sul Ducato di Castro, possedimento dei Farnese di Parma.

Fu una piccola guerra, che vide i pontifici impegnati contro una coalizione composta dal Duca di Parma, il Duca di Modena, il Granduca di Toscana e la Repubblica di Venezia. Montecuccoli, dopo un insuccesso a Crevalcore, si distinse nella battaglia di Nonantola (20 luglio 1643) che di fatto, con la sconfitta pontificia, pose fine alla guerra. Tornò nuovamente in Germania e qui finalmente ottenne un comando di rilievo al posto dell’Hatzfeldt caduto ammalato.

Dopo la rotta di Jankau fu lui a portare soccorso alla piazza di Brünn assediata da Torstensson e nei fatti a salvare Vienna. Ottenne ora la piena fiducia di Ferdinando III, fu nominato membro dell’Hofkriegsrat (il Consiglio aulico di guerra) e partecipò alle ultime fasi della guerra, distinguendosi nelle battaglie di Zusmarshausen (17 maggio 1648) e Dachau (5 ottobre 1648), con cui la lunga guerra effettivamente si chiuse. Fu in questo periodo, nel corso delle operazioni contro i francesi nella Germania meridionale, che iniziò a conoscere il grande Turenne.

Nella decade di pace che seguì alla guerra, Montecuccoli visse tra la Germania e l’Italia e attendendo alla cura delle cospicue proprietà che aveva ereditato a Hohenegg nella Bassa Austria. Fu incaricato dall’imperatore di importanti missioni diplomatiche, prima presso il Duca di Modena e poi, ben più importante, presso la giovanissima regina Cristina di Svezia, di cui divenne in breve amico e confidente, svolgendo probabilmente un ruolo importante nel processo che portò alla conversione e all’abdicazione della sovrana. Accompagnò Cristina nei Paesi Bassi e visitò l’Inghilterra ove incontrò Oliver Cromwell; poi di nuovo con la regina fu lui ad organizzare la sua entrata solenne in Roma alla vigilia del Natale 1655. Ma il tempo della pace finì qui e con il 1657 tornò il tempo della guerra che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita.

Partecipò alla campagna imperiale in Polonia nel 1657-1659 contro gli Svedesi sotto l’Hatzfeldt e, morto questi, fu infine nominato Feldmarschall e comandante supremo. Riconquistò Cracovia e Poznan nel 1657; alleato del re di Polonia e del re di Danimarca diede la svolta alla guerra che liberò dagli svedesi il Meclemburgo, la Pomerania, l’Holstein e lo Jutland costringendo Carlo X di Svezia alla pace di Oliwa del 3 maggio 1660.
Il successivo incarico fu in Ungheria dove quale comandante supremo comandò l’armata che, alleata del principe di Transilvania, fronteggiava il minaccioso esercito ottomano. Non si addivenne a guerra aperta tra i due imperi sino all’aprile 1663 quando i turchi decisero di muovere decisamente contro il cuore dell’impero asburgico.

Il grande esercito ottomano, forte di più di 100.000 uomini, dalla Serbia risalì la vallata della Drava e quindi puntò a nord, in direzione di Wiener-Neustadt e quindi di Vienna. Montecuccoli ricevette rinforzi dai principati tedeschi e soprattutto da Luigi XIV di Francia, che inviò un corpo misto di fanteria e cavalleria: pare che tra tutti disponesse di 25.000 uomini. A Szentgotthárd, sul fiume Raab, la città più occidentale dell’Ungheria al confine con l’Austria, Montecuccoli ottenne il 1º agosto 1664 la sua più grande vittoria, travolgendo l’esercito ottomano e evitando così all’Austria l’invasione. Fu la prima grande vittoria cristiana di terra contro un esercito turco per così dire “principale”, l’ultima essendo probabilmente stata quella di Hunyadi a Belgrado nel 1456.

Ora General-Lieutenant des Reichs, comandante supremo delle armate imperiali, Montecuccoli ritornò agli impegni diplomatici. Nel 1668 divenne Presidente del Consiglio aulico di Guerra. Ormai in là con gli anni, fu richiamato alle armi nel 1672, quando l’espansionismo di Luigi XIV portò alla Guerra d’Olanda, in cui l’Impero e la Spagna sostennero la Repubblica delle Province Unite aggredita da Francia e Inghilterra. In questa guerra Montecuccoli ritrovò il suo vecchio nemico delle ultime fasi della Guerra dei Trent’Anni, Turenne. I due grandi capitani combatterono soprattutto in Renania. Nell’autunno 1673 Montecuccoli evitò lo scontro con Turenne e congiungendosi con le forze dell’elettore di Brandeburgo Federico Guglielmo conquistò Bonn, capitale dell’elettorato di Colonia. Nel 1674 Montecuccoli restò a Vienna e Federico Guglielmo fu battuto da Turenne cosicchè Montecuccoli tornò nella primavera 1675. Seguì la celebrata campagna del Reno, ove i due grandi generali si inseguirono per mesi come in una partita di scacchi. Alla fine la sfortuna colpì Turenne, che era riuscito a costringere l’italiano a battaglia, quando una palla di cannone lo uccise a Salzbach il 27 luglio 1675.

Montecuccoli battè i francesi ad Altenheim il 1º agosto e li costrinse a ripassare il Reno. Tentò l’assedio di Haguenau ma l’arrivo di un altro titano, il Gran Condé, suggerì all’imperatore di ordinare a Montecuccoli di ripiegare. Il nostro, pur dissentendo, obbedì, lasciò il comando al Duca di Lorena e rientrò a Vienna.
Raimondo Montecuccoli aveva concluso la propria carriera militare.

Si dedicò da allora ai suoi studi e alla cura delle proprie proprietà. Nel 1679 si trasferì insieme all’imperatore Leopoldo a Linz per sfuggire ad un’epidemia di peste e quì morì, il 16 ottobre 1680. La cause della morte sono dibattute: secondo alcuni per un incidente, avendo battuto il capo contro lo stipite di una porta, secondo altri per emorroidi e secondo altri ancora per tumore. Fu sepolto a Vienna, nella Chiesa dei Nove Cori Angelici.

 

Autore articolo: Valerio Lucchinetti

Bibliografia: G.Brunelli, Montecuccoli, Raimondo in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol.76, Roma, 2012;
O.Asbach, P.Schröder (edit.), The Ashgate Research Companion to the Thirty Years’ War, Londra-New York, 2016;
C.Campori, Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi, Firenze, 1876

 

Valerio Lucchinetti, laureato in Discipline Economiche e Sociali all’Università Bocconi di Milano con tesi di storia economica sui mercati granari in Lombardia nel XVIII secolo. Attivo professionalmente nel settore della gestione di portafogli azionari è appassionato di storia, con preferenza per il Medio Evo e l’età moderna sino alla Rivoluzione Francese.

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Un pensiero su “Raimondo Montecuccoli, la Spada dell’Impero

  • 29 Luglio 2019 in 15:50
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    Sono completamente digiuna di storia, meridionale in particolare. Anche perché è una quantità immensa e del tutto sconosciuta . Nei miei esami di storia europea (lontanissimi nel tempo)ricordo di aver studiato più storia della Francia rispetto a quella dell’ ‘Italia meridionale e quindi napoletane.

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