L’occupazione delle oasi di Gialo e Marada

L’occupazione di Sirte, nel novembre del 1924, con la sottomissione dei senussi, completò la riconquista della costa della Tripolitania. Due anni dopo, l’occupazione di Giarabub portò al controllo di quella della Cirenaica. Restò poi l’arduo compito di recuperare l’interno della Libia e di riaprirlo al commercio. Bisognò schiacciare i ribelli di Magarba Raedat, e penetrare sino alle oasi di Gialo e Marada.

I piani dell’esercito italiano per la Cirenaica si strutturarono in quattro momenti. Il primo venne interamente svolto dalla colonna del tenente colonnello Pietro Maletti, costituita dal VI battaglione indigeni d’Eritrea, dal XIII e XIV battaglione eritreo di Cirenaica, dal VI squadrone savari e dalle batterie eritree. Il 17 gennaio, affiancata dalle truppe della Tripolitania, partite da Sirte, la colonna Maletti scacciò i ribelli dall’area a sud-ovest di El Merduma, infliggendo loro perdite di bestiame, armi ed uomini, ed inseguendoli sino a el-Gifa col gruppo autoblindo-mitragliatrici. Caddero 84 libici, 52 furono fatti prigionieri, 12.000 ovini e 4.600 cammelli furono requisiti con ingenti quantità di tende e masserizie.

Il secondo momento dell’occupazione della Cirenaica ebbe luogo tra il 25 gennaio e l’8 febbraio. Furono mobilitate la colonna del generale Mazzetti, quella del tenente colonnello Arduino Garelli, quella del tenente colonnello Maromarco ed ancora quella di Maletti, assistite dal 3° squadrone meharisti e da un autoreparto di manovra incaricati di tenere i collegamenti. Il Mazzetti investì la zona di Maaten Gheizel da nord, il Maletti da sud. Le restanti colonne controllarono i confini del Faregh per impedire al fuga dei ribelli. L’operazione portò alla dispersione del Dor di Saddigh Redà ed alla cattura di oltre 150 fucili, tre cannoni e 15 mitragliatrici.

Infine il terzo ed il quarto movimento si svolsero nel Faregh. Un distaccamento autoportato agli ordini del tenente colonnello Maletti, costituito dal gruppo autoblindo-mitragliatrici, dal XVI battaglione eritreo di Cirenaica, da un drappello di zappatori e da una squadra idrica, partì il 9 febbraio da El-Hasiat spingendosi sino a Gars-es Sahabi, ad ovest di Risam, scelta come punto d’appoggio. Qui attesero sino al 19 l’arrivo della colonna del generale Mazzetti, formata dai XV e XVI battaglioni eritrei, dal 3° squadrone meharisti, dalle batterie sommeggiate eritree, dal reparto idrico, dalla colonna munizioni, dalla sezione sanità, dalla squadra panettieri, da una carovana di cammelli e dalla banda Ramadan el-Gritli. Il distaccamento Maletti si mosse allora sulla destra della colonna Mazzetti per coprire le operazioni e individuare una buona pista per la colonna logistica. Il campo fu quindi spostato a Maaten es-Sebil, dove giunse anche il governatore Teruzzi. Qui egli incontrò capi tribali e notabili di Augila e Gialo venuti a prestarmi sottomissione. Auguila fu occupata, mentre una colonna formatasi coi battaglioni eritrei, i meharisi e la banda Ramadan, prese Gialo, dove già il Maletti aveva soffocato la resistenza di piccoli nuclei ribelli. L’operazione fece guadagnare 75 fucili, 6 mitragliatrici e 3 cannoni. Il tricolore fu issato sul vecchio castello turco.

Gli elementi che contraddistinsero queste operazioni militari furono essenziali per garantire il successo. Il territorio preso veniva immediatamente organizzato militarmente con presidi locali ed il disarmo delle popolazioni avveniva a mano a mano che si avanzava. Si segnalò in particolare El Gritli, un libico che assistette dapprima l’esercito come interprete poi come comandante di bande irregolari e che, a fine conflito, si guadagnò una croce al valor militare.

I territori furono così rapidamente pacificati, poi il Maletti proseguì per el-Aseila per sorprendere l’accampamento ribelle che invece sera ritirato a Cufra. Furono requisiti altri 300 fucili e 40 pistole, cannoni e cartucce mauser. Furono compiute diverse esplorazioni dell’area, sia dall’aviazione, sia dalle truppe dei presidi. Il 18 poi le truppe entrarono a Marada, accolte dalla popolazione e dai capi che rinnovarono l’atto di sottomissione. Il 1° aprile poteva iniziare il rientro a Bengasi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

BIbliografia: E. Verniani, L’occupazione delle oasi di Giàlo e Maràda

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