Lo Scoppio del Carro di Firenze

Una delle più antiche tradizioni di Firenze è lo Scoppio del Carro nel Sabato Santo, un rito dalle origini incerte. C’è chi lo vuole risalente all’847, quando papa Leone IV ordinò che “in sabbato sancto, extinto veteri, novus ignis benedicatur et per populum dividatur” , bisognava cioè portare il fuoco benedetto nelle case. C’è chi la pensa diversamente: Giovanni Villani dà notizia dei questa consuetudine nella prima metà del XIV secolo asserendo che l’onore di distribuire il fuoco spettasse alla famiglia Pazzi. Perchè?

Le origini della festa non starebbero in quel lontano provvedimento di Leone IV, ma nell’età delle crociate. A quanto pare, infatti, alla Prima crociata, ai diretti ordini di Goffredo di Buglione, si distinse Pazzino de’ Pazzi, al comando di una milizia toscana. Pazzino fu il primo a salire sulle mura della città santa e vi pose l’insegne dei crociati. Al ritorno a Firenze, fu accolto da solenni celebrazioni, osannato da tutti anche perchè condusse con sé tre pietre sottratte al Santo Sepolcro. Con queste pietre, inizialmente conservate nel Palazzo dei Pazzi e oggi riposte in un contenitore d’avorio nella Chiesa dei Santi Apostoli, si accende ancora oggi il fuoco del Sabato Santo. Dunque la tradizione risale a quel tempo.

Ogni Sabato Santo, i giovani di tutte le famiglie usavano recarsi nella cattedrale dove, al fuoco benedetto che ardeva, accendevano rispettivamente una fecellina (piccola torcia) per poi andare, in processione cantando laudi, per la città a portare la fiamma purificatrice in ogni focolare domestico. I Pazzi persero questo privilegio di distribuire il fuoco dopo la nota congiura che li vide protagonisti contro i Medici. Nel frattempo il rito era cambiato, era infatti comparso un carro con un braciere e più in là tutto aveva acquisito maggiore dinamismo con un grosso scoppio di fuochi d’artificio. Nel 1494, scossa dalla predicazione di Girolamo Savonarola, Firenze cacciò i Medici e un’altra provvisione governativa restituì alla famiglia Pazzi i suoi antichi diritti e privilegi, compreso quello dell’organizzazione del carro del Sabato Santo. I Pazzi costruirono così il grande carro trionfale, a tre ripiani, che da secoli, è portato per le strade della città: il Brindellone.

 

Il carro è alto nove metri e trainato da sei bui bianchi sino al Duomo. Durante la messa, poi, un razzo a forma di colomba sfreccia dall’altare maggiore sino al carro dando così inizio all’esplosione di fuochi artificiali. Riporta Emanuele Repetti in Notizie e guida di Firenze e de’ contorni: “Tra le feste religiose che sono in uso tra noi è notabile quella del Sabato Santo, detta volgarmente lo scoppio del carro. La tradizione racconta che Pazzino dei Pazzi, salito il primo sulle mura di Gerusalemme nella crociata del 1088, n’ ebbe in premio da Goffredo l’arme dei Buglioni e alcune scaglie della pietra del Santo Sepolcro, le quali recate in Firenze servirono ad accendere il fuoco benedetto. Ma Giov. Villani narra soltanto che « il fuoco benedetto nel Sabato Santo si spande per tutta la città, al modo che si faceva in Gerusalemme, che per ciascuna casa andava uno ad accenderlo, e da quella solennità venne alla casa dei Pazzi la dignità che hanno sulla gran facellina, intorno fa di 150 anni, per un loro antico nomato Pazzo, forte e grande della persona, che portava maggior facellina che null’ altro, et era il primo che prendesse il fuoco santo, e poi gli altri da lui» Comunque siasi, pare che i Pazzi per trasportare il fuoco sacro alle case dei cittadini usassero in seguito un carro, il quale divenuto sempre più grande e carico d’ornamenti, giunse a tal mole da esservi bisogno di quattro buoi per tirarlo. Questo carro corredato di mortaletti è condotto la mattina del Sabato Santo sulla Piazza del Duomo davanti alla porta di mezzo della Cattedrale , e vien tirata una corda dal carro al coro, perchè vi scorra sopra la colombina: dopo di essa si accendono i fuochi artifiziali. Questo segue quando la messa è giunta al Gloria, ed allora allo scoppio dei mortaletti si uniscono le grida festose della moltitudine e il suono di tutte le campane della città sciolte dopo lungo silenzio. Quindi lo stesso carro vien condotto al Canto de’Pazzi, ove s’incendia il rimanente dei fuochi artifiziali”.

 

 

 

Bibliografia: E. Repetti, Notizie e guida di Firenze e de’ contorni

 

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