L’Australia da prigione a colonia

La vita dell’Australia iniziò come prigione.

Il primo pensiero che subentrò alla notizia della scoperta del Nuovo Galles del Sud ad opera del Capitano James Cook nel 1770 fu quello di aver finalmente trovato un luogo in cui spedire i criminali che affollavano le carceri inglesi.

Le deportazioni di condannati nelle terre oltremare erano iniziate sin dal Seicento, ma furono ufficialmente stabilite nel 1717. La legge predisponeva che i colpevoli di reati minori potessero venire spediti lontano dall’Inghilterra per sette anni invece d’essere marchiati o frustati, mentre per coloro i quali era stata commutata la pena di morte era ordinata un periodo di deportazione di quattordici anni.

Nel 1777 non meno di 40.000 uomini e donne erano stati confinati nelle colonie americane, perse le quali fu il Nuovo Galles del Sud ad ospitarli. Fu così che iniziò la colonizzazione dell’Australia, con l’insediamento di detenuti della Gran Bretagna e dell’Irlanda.

Il 19 gennaio del 1788, undici navi partite da Portsmouth arrivarono a Botany Bay, poco distante da quello che è l’odierno porto di Sidney. Era quella denominata “the first fleet”, la flotta capitanata da Arthur Phillip. Portò 584 condannati e 188 condannate di età compresa tra i 9 e gli 82 anni. I prigionieri arrivavano dopo più di otto mesi in mare e furono i primi di una lunga serie. Tra il 1787 ed il 1853 circa 123.000 uomini ed oltre 25.000 donne furono deportati in Australia colpevoli di reati che andavano dal falso all’abigeato. Si ritenne il luogo d’approdo inadeguato ed il 26 gennaio la flotta arrivò a Port Jackson: è questa la data che viene oggi celebrata come l’Australian Day.

Tutto ciò era un’alternativa alle continue impiccagioni di ladri ed al sovraffollamento delle carceri, ma era anche un’occasione di conquista di un territorio immerso in acque contese tra olandesi e francesi, oltre che dagli spagnoli.

In mezzo a tanti ladri c’erano pure tanti rivoltosi, cartisti, luddisti, patriotes del Quebec francese, martiri di Tolpuddle (sei contadini di un piccolo villaggio che avevano dato inizio ad una rivendicazione salariale considerata l’inizio del sindacalismo in Gran Bretagna). Circa un quarto di essi era costituito da irlandesi e questi uno su cinque era stato condannato per motivi politici.

La vita dell’Australia iniziò come prigione.

All’inizio erano schiavi costretti a lavorare per il governo o per proprietari terrieri privati, come gli ufficiali del Reggimento del Nuovo Galles del Sud, ma scontati gli anni di condanna diventavano liberi, anzi, già durante il periodo di pena disponevano di pomeriggi liberi per coltivare un loro appezzamento terriero. Così nel 1791, per esempio, i condannati Richard Pillimore e James Ruse nel Norfolk Island e a Paramatta, giunti in Australia con la “first fleet”, avevano coltivato nelle loro terre tanto grano da potersi comprare la libertà.

Arthur Phillip assunse il ruolo di Governatore dal 1788 al 1792. Durante questo periodo il Nuovo Galles del Sud era esclusivamente una colonia penale. Dopo la Rum Rebellion che destituì il governatore William Bligh, nel 1809 fu inviato dalla Gran Bretagna il tenente colonnello Lachlan Macquarie. Il nuovo governatore commissionò la costruzione di strade, moli, chiese ed edifici pubblici, organizzando inoltre spedizioni esplorative. Fu Macquarie ad attenuare il sistema della giustizia penale nelle colonie, a migliorare le condizioni di viaggio sulle navi che salpavano dalla Madre Patria cariche di condannati, a fare di Sidney una città moderna, a ridurre la dipendenza da Londra offrendo 30 acri a quanti avevano scontato la loro pena. Così, nel volgere di pochi anni, in Australia si contarono più uomini liberi che detenuti e parte di questi ex galeotti si avviava a diventare ceto dirigente, i “nuovi ricchi”. Per esempio Mary Reibey, finita poi immortalata sul dollaro australiano, era stata deportata a 13 anni per furto di cavalli, s’era sposata ed aveva avuto fortuna nel settore delle costruzioni navali: nel 1820 aveva una rendita di 20.000 sterline.

L’Australia era così diventata una colonia.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

 Bibliografia: N. Ferguson, Impero

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