La fine dell’antipapa Gregorio VIII

La cronaca di Romualdo Guarna inizia così: “Anno 1121. Indiz. XIV mese di giugno. Papa Callisto con moltitudine di armati assediò Papa Gregorio, cognominato Burdino, il quale erasi rinchiuso nella città di Sutri; nè dall’assedio desisté Papa Callisto finché non prese Burdino, e presolo lo diresse al monistero della Santa Trinità della Cava…“.
I fatti ricordati dal Chronicon sono quelli della deposizione di Maurice Bourdin, arcivescovo di Braga, fatto papa col nome di Gregorio VIII dall’Imperatore Enrico V contro il vero pontefice Gelasio II nel contesto della lotta per le investiture. Morto Gelasio II, salì al soglio pontificio Callisto II che si occupò personalmente di spazzare via l’antipapa.
Nel giugno del 1120, Callisto II, eletto l’anno prima a Cluny, fece il suo ingresso a Roma, accolto trionfalmente, costringendo l’antipapa Gregorio VIII, a ritirarsi a Sutri.

Per debellare Bourdin, passò a Montecassino e Benevento. “…agli otto di agosto entrò nella città. Il perché saputo i Beneventani della sua venuta tanto e per sì lungo tempo desiderata, pieni d’infinita allegrezza escirono fuori della città per ben due miglia, e finalmente da clerici, dalla turba de’ monaci, da preti e da tutti i cittadini fu il Papa con gran gloria e letizia ricevuto. Oltre a ciò tutti gli Amalfitani per la sua venuta ornarono le piazze di vesti di seta, e pallii ed altri ornamenti preziosi, e fra gli ornamenti posero turiboli di oro e di argento con odori e con cinnamomo; i piedi poi del Papa e le briglie de’ cavalli dal ponte dei lepri sino alla porta di S. Lorenzo portarono quattro cittadini, ed altri quattro sino al Vescovado, e da questo sino al sacro Palagio di Benevento, quattro giudici, cioè Giovanni, Persico….. e Landolfo. All’accompagnamento del Papa se fossi, o lettore, stato presente, tamburi percossi, cembali e lire sonanti avresti veduto, e veramente affermato che giammai altro Pontefice con tanto trionfo e gaudio non entrò nella città”, scrive Falcone Beneventano. In città il papa ricevette l’omaggio di Guglielmo, duca di Puglia, e Giordano, principe di Capua, e poi si spostò in Puglia, a Troia, dove stipulò accordi affinché i normanni gli fornissero sussidio militare. Tornò a Roma nella primavera del 1121 e qui riunitosi il suo esercito, lo pose sotto il comando di Giovanni da Crema, cardinale di San Grisogono.

Nell’aprile del 1121, Giovanni si portò a Sutri e la cinse d’assedio. Bourdin sostenne piccole schermaglie nella campagna circostante, ma visto chiuse tutte le vie per Roma e impossibile ogni intervento dell’Imperatore, i cittadini l’abbandonarono ed il 22 aprile, dopo otto giorni di assedio, lo consegnarono alle truppe pontificie.

Così l’abate Sugero descrisse i fatti: “Appena il Papa Calisto ebbe soggiornato qualche tempo nella città della Santa Sede, che i Romani, incantati della liberalità e grandezza, s’impossessarono dello scismatico ed intruso Bordino, creatura dell’imperatore, il quale Bordino faceva sua residenza a Sutri, e obbligava a piegar il ginocchio innanzi a sè tutti i chierici, che si recavano nella città degli Apostoli. Infine que cittadini mettendo a cavallo di un cammello, animale tortuoso, quel tortuoso antipapa, o piuttosto quel anticristo, lo vestirono di un mantello di pelle di capro ancora cruda e sanguinolenta a figurar la cappa rossa, poscia per vendicare sovra di lui colla più grande pubblicità i dolori della Chiesa, il condussero per la strada regia attraverso la città di Roma, lo gettarono in una prigione vicina al monastero di san Benedetto, ivi lo condannarono a finire i proprii giorni, e per conservar la memoria di questa punizione esemplare, lo dipinsero in una sala del palazzo pontificale prostrato ai piedi del signor Papa”.

Nelle mani dei mercenari di Giovanni da Crema il prigioniero fu deriso, sbeffeggiato, preso a frustate e sassate. Anche Callisto II non ebbe pietà di lui: lo mise a sedere a rovescio di un cammello con la coda tra le mani, lo coprì di pelle di castrato e così lo fece entrare a Roma tra la derisione del popolo. Poi fu chiuso nel carcere nel Septizonium, condannato all’esilio e condotto a Cava de’ Tirreni dove morì.

Con un certo aplomb, e tacendo ogni atrocità, il pontefice scrisse ai vescovi ed al re di Francia, il 27 aprile del 1121: “Ultimamente, dopo aver celebrate le feste di Pasqua, non potendo più sopportare i clamori dei pellegrini e dei poveri, siamo usciti di Roma e abbiamo assediato Sutri fino a tanto che la potenza divina ci ebbe dato Bordino nelle nostre mani”.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra
Bibliografia: C. Matthieu, Il potere temporale dei papi; S. De Renzi, Condizioni del popolo italiano nel Medioevo; F. Gregorovius, Storia della città di Roma nel Medio Evo

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