La fine del monopolio veneziano del commercio delle spezie

Tra il IX ed il XV secolo, la Repubblica di Venezia costruì parte delle sue fortune attorno al monopolio delle spezie nel commercio europeo.

I veneziani erano stati titolari di enormi privilegi commerciali nell’Oriente bizantino e quindi avevano avuto accesso alle rotte verso l’Asia ed il Mar Rosso. Nel Quattrocento però l’affermazione degli Ottomani nei Balcani sino alla presa di Costantinopoli mise tutte le rotte nelle mani musulmane e Venezia,con grande pragmatismo, seppe adattarsi conservando la propria posizione di forza. La successiva scoperta della via delle Indie ad opera dei portoghesi però pose fineebbe subito come effetto la crisi dei guadagni veneziani e la perdita del monopolio della vendita delle spezie in Europa per la Serenissima.

Un mercante veneziano, travolto dai timori e dalle angosce che si respiravano nella Repubblica di San Marco, annotava nel giugno del 1503 che i mercati erano fermi, “non v’erano scambi, nemmeno per un ducato” perché tutti erano in attesa dell’arrivo delle caravelle portoghesi dalle Indie.

Le spezie infatti stavano per sbarcare in Portogallo e da quell’anno presero ad affluire nel porto di Lisbona direttamente dall’India, senza più l’intermediazione ottomana. Lo stesso mercante poteva scrivere il 10 agosto di quell’anno: “Alla fiera tedesca di Venezia non vi sono più grandi affari. I tedeschi non volevano comprare agli alti prezzi correnti e i mercanti veneziani non volevano abbassarli vista la scarsa quantità di spezie che si trovava a Venezia. Nella città si contavano meno di 250 carichi di pepe, 384 tonnellate di zenzero, 7 di noce moscata e 7 di chiodi di garofano… nessuno ricordava di averne mai avute meno”.

Il 10 ottobre, giunta notizia dell’arrivo delle caravelle nel porto di Lisbona, i prezzi delle spezie precipitarono: “La notizia fece abbassare di molto il prezzo di tutte le spezie, così pure di tutte le altre mercanzie di questi commerci e portò i mercanti alla disperazione perché non sapevano più che fare”.

Se i portoghesi non avessero introdotto in quei mesi le prime spezie dei loro affari, le droghe dei veneziani avrebbero raggiunto prezzi esorbitati e la Repubblica avrebbe guadagnato un vero e proprio tesoro. La rotta di Vasco da Gama, la scoperta di un percorso alternativo verso l’Asia attorno l’Africa, segnò la battuta d’arresto del commercio della Serenissima. Lentamente Venezia si vide così costretta a ridurre il suo commercio ai porti egiziani per poi rinunciarvi quasi totalmente per l’impoverimento di questi mercati.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Bibliografia: P. Sardella, Nouvelles et spéculations à Venise au début du XVI siècle

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