La Certosa di Pavia
Per Burckardt la facciata della Certosa di Pavia è “il più splendido monumento decorativo d’Italia”. La ricchezza di marmi, di sculture e decori, non può che stupire. Questo monastero incarna uno dei monumenti più importanti del tardo gotico italiano e possiede uno dei più importanti complessi pittorici e scultorei del Rinascimento lombardo.
Iniziata il 27 agosto del 1396, per volere di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, fu fino al 1947 dimora dei certosini, poi passò ai cistercensi. Il duca finanziò i lavori per adempiere un voto della sua seconda moglie, Caterina Visconti, sopravvissuta ad un parto difficile (mentre suo figlio era morto). Affidò la progettazione e la direzione dei lavori a Bernardo da Venezia, Giacomo da Campione e Cristoforo da Conigo, cui succedettero, nel 1450, i milanesi Giovanni Solari e suo figlio Guiniforte. Complessivamente si calcola che ben duecentocinquanta artisti lavorarono alla realizzazione dell’opera.
Gian Galeazzo pose la prima pietra della certosa nel settembre del 1396, come documentato da un bassorilievo sulla facciata. Sarebbe morto dopo sei anni e i lavori furono allora continuati sotto la gestione dei monaci certosini e fu per opera di questi stessi monaci che la certosa divenne quello splendore che lasciò il Guicciardini dire: “Monastero forse più bello che alcun altro non sia in Italia”.
La facciata fu eretta nel 1472 sul disegno di Ambrogio Fossani, architetto e pittore, e mostra chiaramente una sovrapposizione di stili. In origine era solo in cotto e marmo bianco, poi si arricchì di pilastrini, medaglioni, nicchie, bassorilievi. La stupenda varietà di eleganti motivi architettonici ed ornamentali, le quarantaquattro sttue di santi, i sessanta medaglioni rappresentanti imperatori e uomini illustri d’arme e ingegno, lasciano a bocca aperta. Il portale è opera di Benedetto Briosco, propone storie della Vergine e di Santi e risale agli inizi del Cinquecento. Il portico presenta un grande arco di forma classicista che poggia su colonne binate corinzie, ciascuna coronata da un cornicione. Sopra l’arco centrale si trova un balcone coperto da tre archi, sul quale si apre la finestra centrale.
L’interno, a tre navate e un transetto, è luminoso, grazie a cento finestre decorate con colori vivaci. Numerose sono le cappelle che si aprono alle pareti delle navate, ognuna con notevoli opere d’arte. Le volte sono alternativamente decorate con forme geometriche e cieli stellati. Il transetto e la cappella maggiore terminano con cappelle a pianta quadrata con absidi minori semicircolari su tre lati. Notevole è l’affresco di Ambrogio Borgognone con l’Incoronazione della Vergine tra Francesco Sforza, Ludovico il Moro e quattro santi. Nell’abside del transetto opposto, lo stesso artista eseguì l’affresco con Gian Galeazzo Visconti che presenta alla Vergine il progetto originario della certosa. Del Borgognone sono pure nove pale d’altare. Altri affreschi con santi e profeti che decorano le pareti, le cappelle e la cupola, eseguiti da artisti lombardi, tra cui un giovane Bernardino Zenale. Spiccano una pala d’altare di Daniele Crespi raffigurante Gesù fra gli eletti, un paliotto intarsiato con pietre dure e marmi policromi e il monumento funebre di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este, opera del bergamasco Gian Cristoforo Solari, presente nel transetto, ma originariamente destinato alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano.
Nella vecchia sagrestia è custodito un trittico in dente di ippopotamo, eseguito agli inizi del Quattrocento proveniente dalla bottega toscoveneziana degli Embriachi. La parte più ricca della chiesa è però il presbiterio che si fa apprezzare per l’altare marmoreo, il paliotto, il ciborio, le statue, il coro e gli affreschi barocchi. Nel transetto di destra c’è il mausoleo di Gian Galeazzo Visconti con le spoglie della prima moglie, Isabella di Valois.
La decorazione della Certosa si estende ai suoi due chiostri, detti piccolo e grande con le celle dei monaci, che si aprono sul giardino centrale. I portici hanno colonne con preziose decorazioni in terracotta, con tondi raffiguranti santi, profeti e angeli, alternati a marmi rosa e bianchi di Verona.
Autore articolo: Angelo D’Ambra