La battaglia del Salado
Ci sarebbe voluto ancora un secolo e mezzo prima che i regni musulmani fossero riconquistati, ma il 30 ottobre del 1340, fuori le mura di Tarifa, sulle rive del fiume Salado, i sultani del Marocco e di Granada furono sconfitti dai re di Portogallo e Castiglia in una battaglia che avrebbe arrestato l’ultima grande invasione musulmana della penisola iberica.
All’inizio del XIV secolo Yusuf, sultano di Granada, si trovò in difficoltà sempre più gravi. Resistere alla crescente potenza militare dei regni cristiani era divenuto impossibile. Sconfitto nella battaglia di Teba (agosto 1330) e costretto ad una tregua di quattro anni ed a versare onerosi tributi economici ai nemici, il sultano si rivolse a Abu l-Hasan b. Uthman, sultano del Maghreb al-Aqsa, invocando aiuti contro i cristiani. Uthman rispose con uomini e navi e una grande schiera di combattenti ed invase la penisola iberica. Nel 1333 Gibilterra cadde nelle sue mani, in mare le flotte congiunte di Castiglia ed Aragona furono sbaragliate, e, col tempo, sotto la guida dell’emiro Abd al-Malik, figlio di Uthman, l’espansione continuò verso nord. L’aggressività musulmana s’acuì quando, nel 1339, Abd al-Malik cadde in battaglia e Uthman, per vendicarne la morte, decise di accelerare la conquista della penisola, chiedendo pure l’aiuto del sultano di Tunisi, della dinastia hafside. Alfonso XI, re di Castiglia, giocò allora la sua ultima carta inviando sua moglie, Maria, a chiedere l’intervento di suo padre Alfonso IV, re del Portogallo.
Nel frattempo, la flotta castigliana, nelle acque di Cadice, fu ancora sconfitta da quella musulmana, che così guadagnò il controllo dello stretto. Con una catena ininterrotta di rifornimenti che affluiva dall’Africa, il grande esercito di Uthman, unito a quello di Yusuf, giunse ad assediare la roccaforte andalusa di Tarifa. Fu in questo momento, però, che il sultano fece un errore cruciale. Credendo che la flotta dei suoi nemici fosse stata completamente distrutta, ritirò molte delle sue navi, lasciando solo dodici galee in azione. Invece apparvero le vele portoghesi ed ancora quelle aragonesi. Così le linee di rifornimento musulmane furono spezzate e l’esercito di Uthman fu completamente isolato. Gli eserciti cristiani si riunirono a Siviglia e da qui marciarono su Tarifa, arrivando otto giorni dopo alla Peña del Ciervo, da dove avvistarono il campo nemico nella sua interezza.
Sebbene Abu Hasan e il suo alleato, Yusuf I di Granada, fossero in inferiorità numerica rispetto ai cristiani, avevano diviso il loro esercito e si tenevano accampati su due. Il 29 settembre, in un consiglio di guerra, fu deciso che Alfonso XI di Castiglia avrebbe combattuto contro Uthman e Alfonso IV del Portogallo contro Yusuf. La cavalleria castigliana attraversò il fiume Salado, un affluente del fiume Jara, e la battaglia prese inizio.
Nacque una mischia furibonda di lance e scudi. L’élite della cavalleria musulmana non fu in grado di fermare l’attacco. Alfonso XI andò immediatamente con il grosso delle sue truppe a affrontare le forze islamiche, si fece strada su per la collina, galoppando verso l’accampamento di Uthman, falcidiando i suoi uomini. Presto però si ritrovò circondato. Inaspettatamente la guarnigione nella piazza di Tarifa uscì e prese alle spalle il campo di Uthman che, allora, fuggì. Dopo un aspro combattimento, le sue forze prevalsero.
Nella zona di combattimento delle forze portoghesi, le difficoltà erano maggiori, perché i mori di Granada, combattevano con una tenacia dettata dall’attaccamento alla loro città. Alfonso IV riuscì a vederli in ritirata solo dopo la fuga di Uthman.
Gli eserciti di Castiglia e Portogallo si dimostrarono particolarmente spietati nell’inseguimento che seguì. Saccheggiarono l’accampamento musulmano, massacrarono le donne dei sultani e fecero un gran numero di prigionieri. L’esercito musulmano si riunì ad Algeciras e Gibilterra. La prima sarebbe caduta nel giro di pochi anni, non Gibilterra che sarebbe tornata cristiana solo nel 1492. Tuttavia, da questo momento in poi, l’equilibrio del potere nella penisola iberica s’invertì nelle mani dei castigliani. La sconfitta demoralizzò i musulmani, ne spense l’ardore e diffuse grande entusiasmo nella cristianità. Alfonso XI, per manifestare la sua gioia, si affrettò a inviare a papa Benedetto XII doni molto preziosi, parte del bottino sottratto ai mori e ventiquattro prigionieri che portavano le bandiere cadute nelle sue mani.
Autore articolo: Angelo D’Ambra