Jusepe de Ribera detto Lo Spagnoletto
Jusepe de Ribera detto Lo Spagnoletto è uno dei protagonisti assoluti della pittura napoletana di inizio Seicento.
Originario di Xativa, giunse a Napoli sotto la protezione del viceré Duca d’Osuna, dopo un periodo di formazione in ambienti romani. I suoi genitori, Luis de Ribera e Margarita Gil, lo avevano destinato allo studio del latino, ma la sua passione per le arti lo portò a frequentare la scuola di Francisco Ribalta ed a seguire la sua naturale vocazione. Giunse in Italia non per restarci, ma solo per aprire nuovi orizzonti alla sua mente ed alle sue qualità pittoriche. A Roma coltivò un’ammirazione segreta per le opere del Caravaggio, affascinato dalla sua energia e dagli effetti del suo chiaroscuro, nonostante avesse studiato coscienziosamente Raffaello e ne fosse un imitatore dello stile. Trasferito a Napoli, qui il suo caravaggismo emerse liberamente e la città divenne il teatro della sua affermazione.
Alla corte del Duca d’Osuna si fece subito conoscere con opere dal vigoroso impianto cromatico e crude soluzioni espressive come il “Sileno ebbro”.
A Napoli alloggiò nei Quartieri Spagnoli, presso Giovanni Bernardino Azzolino, un ricco commerciante di opere d’arte di cui più tardi sposò la figlia Catalina. In città, nel 1630, incontrò pure Velazquez e la sua arte cambiò definitivamente.
Nel 1637 venne incaricato dai monaci della Certosa di San Martino di realizzare per loro una serie di opere. Sarà tutto fatto nel giro di due anni e tra le varie tele rifulge “La Pietà”. In questa tela il Cristo, illuminato da una luce che rivela ma non aggredisce, è descritto in modo delicato e la drammaticità è lasciata dall’espressione corale della narrazione. Il volto dei presenti non è distorto ma colto da stupore e mistero. E’ l’opera della maturazione.
Sposata Catalina, non ebbe più bisogno di lavorare per vivere, così non dovette più piegarsi alle richieste di ingenerosi clienti e poté dedicarsi pienamente a dipingere come più amava.
Alla morte del Duca Di Osuna, Jusepe De Ribera passò sotto la protezione del Duca D’Alba per il quale realizzò anche incisioni e disegni. Ormai si era consolidata la sua fama. Ribera aveva concorso a schematizzare l’insegnamento caravaggesco ma a partire dagli anni Trenta del Seicento si rese autore di una profonda revisione di questo stile pittorico. La sua pittura cominciò ad addolcirsi, le rappresentazioni divennero meno crude, il cromatismo più raffinato e meno cupo, la luce meno graffiante ed i colori più caldi. Col tempo, insomma, le sue pennellate si schiarirono assumendo vivacità calda e dorata, forse influenzato dalla collezione che l’Arcivescovo Ascanio Filomarino portò a Napoli.
Ribera dipingeva non più di sei ore al giorno e trascorreva il resto della giornata passeggiando e incontrando i più titolati personaggi della corte napoletana. Appariva in pubblico in abiti elegantissimi, accompagnato da scudieri. Tutto ciò fece crescere l’invidia degli altri pittori barocchi di Napoli come Fabrizio Santafede, il Battistello e Girolamo Imparato. Forse costoro gioirono del dolore che colpì lo Spagnoletto quando sua figlia Maria Rosa fu sedotta da Giovanni d’Austria, figlio illegittimo di Filippo IV, inviato a Napoli per reprimere la rivolta di Masaniello. L’idillio tra i due giovani durò poco e Giovanni d’Austria la abbandonò senza sposarla, così la giovane, seguendo gli usi del tempo, dovette rinchiudersi in un monastero a Palermo, mentre il padre fu logorato dal dispiacere e dalla vergogna.
Una grave malattia lo colpì nel 1644 eppure non gli vietò di lasciarsi capolavori commoventi come “San Gennaro esce illeso dalla fornace”, per la Cappella del Tesoro di San Gennaro. Questo straordinario dipinto, realizzato con la tecnica a olio su lastra di rame argentato, rappresenta San Gennaro mentre, ancora legato, esce intatto dalla fornace dove Timoteo lo aveva gettato dopo che il santo si era rifiutato di ritrattare la propria fede. Tutt’attorno i presenti scappano sconvolti da quanto vedono. I colori sono caldi e vivaci, le espressioni teatrali, i tratti delicati. La pala venne completata nel 1646 come documenta la firma posta in basso a destra: “Joseph de Ribera hispanus F. 1646”.
Il suo certificato di morte porta come luogo di sepoltura la Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina ma oggi della tomba del noto pittore non vi è più traccia.
Autore articolo: Angelo D’Ambra
In copertina, statua del Ribeira, Valencia. Foto di Angelo D’Ambra. Nel corpo dell’articolo, ritratto dello Spagnoletto tratto dalla rete