Ferrante d’Aragona ed il Sacro Regio Provincial Consiglio Otrantino

La storia della Corte d’Appello di Lecce ha origine con l’attività giuridica avviata da Raimondo Orsini, Principe di Taranto, nel 1402, e dall’iniziativa di Ferrante d’Aragona che istituì il Sacro Regio Provincial Consiglio Otrantino.

Naufragato il progetto d’un matrimonio tra Ferrante ed una figlia di Carlo VII re di Francia, tanto desiderato per stabilizzare le sorti politico-dinastiche del Regno di Napoli, Alfonso d’Aragona aveva fatto sposare suo figlio Ferrante con la nipote del potente Principe di Taranto, Giovanni Antonio Del Balzo Orsini. Isabella di Chiaromonte dunque convenne in nozze con Ferrante nel 1445; quando il marito divenne re, nel 1458, gli aveva già dato cinque figli. Tuttavia fu un matrimonio che non rispose in pieno al suo senso politico perchè lo zio di Isabella divenne presto nemico di Ferrante. Solo quando Isabella successe a suo zio, nel 1463, il Principato di Taranto divenne perno stabile del dominio aragonese. La regina morì nel 1465 ma i territori del Principato erano definitivamente integrati a quelli del Regno di Napoli. Anzi, fu a partire dal loro primogenito, l’allora Duca di Calabria e futuro Alfonso II, che divenne abitudine dei re di Napoli attribuire il titolo di Principe di Taranto ai loro figli.

Alla morte di Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, nel 1463, Ferrante assunse anche il titolo di Conte di Lecce. Il suo rapporto con la cittadina pugliese fu estremamente positivo con una visita densa di favori. Come si legge nei Diarii di Lucio Cardami: “…re Ferdinando venio di Taranto, passò ad Nerito e Gallipoli, et de Gallipoli andò ad Otranto, visitando le fortalizi, et omne loco dello Principe, et alle 11 dicto (dicembre) entrao ad Lezze, et pe omne loco fu receputo sotto pallio de broccato d’oro et carmosino, et se mostrao le omne benigno et gratiuso”. In quelle circostanze il re ottenne la fedeltà delle rappresentanze cittadine e concesse numerose prerogative. Nobili e giureconsulti gli presentarono un patrimonio di seicentomila scudi più vasi d’oro e argento ed un guardaroba di ricche suppellettili che Bartolomeo Prato “detto il senescalco” custodiva. Fu anche grazie a questo tesoro che riuscì ad armare i suoi eserciti e salvare il suo trono. Il monarca confermò ogni vecchia concessione dei suoi predecessori e stabilì un contratto di burgensatico con regia dichiarzione: “Placet Regiae maestati quod omnes concessiones, & contractus facte per Principem serventur iuxta illorum seriem ive”.

Quell’anno tenne pure consiglio con i membri dell’antica istituzione del Tribunale del Consiglio della Città di Lecce, Messer Antonio Guidano di Lecce, Messer Francesco Effrem di Bari, Messere Andrea d’Aiello di Taranto e Messer Gasparo Petraruolo d’Ostuni, coaudivati da un avvocato fiscale, Messer Daniele di Muro di Lecce, d’un procuratore, d’un maestro di camera, da un secretario e da un mastrodatti. Il tribunale era stato istituito come Concistirium Principis da Raimondo Orsini per giudicare ogni causa della città e dei castelli di quella provincia e Ferrante volle riconfermarlo in tutte le sue prerogative, per compiacere la città che aveva invocato il suo nome appena avuta notizia della morte di Giovanni Antonio Del Balzo Orsini ad Altamura, che aveva aveva sempre mostrato odio per Renato d’Angiò e per i suoi avi, considerato che Carlo d’Angiò aveva l’aveva distrutta nel 1269, e per il tesoro che gli era stato consegnato.

Scrive il Summonte: “E ritrovandosi a gli detti Dottori dal Principe stabiliti li stipendij sopra certe intrate de’ Casali; cioè al Guidano sopra Arnesano, al Effrem sopra Martignano, al Petraruolo sopra Burgagno, & all’Aijello Melpignano, à tutti li conferm, & ne li costituitì Baroni, e li lor successori hoggi gli possedono, eccetto il Guidano, che per morte del figliuolo si estinse la sua linea. E quanto al tribubanle disposse dovesse essere in perpetuo Giudice d’appellatione di tutti gli altri Provinciali cosi di demanio, come dè Baroni conferendoli l’authorità del Sacro Conseglio di Napoli, e potestà di posser conoscere le Cause feudali quaternate, di posser dare balij e Tutori à pupilli feudatarij d’insufflire il spirito di v ita all’instanze perempte, che la sentenza possa proferirle in nome di sua Meastà, emandar in essecutione le sentenze del suo tribunale confirmate dè Giudici inferiori, non obstante l’appellatione interposta dal Convento, chiamandolo, e dandoli nome de Sacro Conseglio Provinciale, conforme à quel di Napoli, & costituendovi anco per capo un de suoi figli secondo genito D. Federigo, il quale vi dimorò fin’alla morte del Re Ferrandino suo nipote figliuolo del Re Alfonso secondo chem orto senza lasciar figliuoli fu da là richiamato a la successione del Regno…”.

Così Ferrante d’Aragona trasformò il Concistirium Principis in Sacro Regio Provincial Consiglio Otrantino, una magistratura suprema che ebbe pari solo nel Sacro regio consiglio di Napoli, poi divenuto Regia Camera della Sommaria e più tardi Corte Suprema del Regno. Oggi corrisponderebbe alla Corte di Cassazione..

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Foto gentilmente concesse dalla Compagnia d’arme “La Rosa e La Spada”

historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *