Argiro a capo dei cavalieri di Melfi

A Bari l’adesione al partito filonormanno fu capeggiata da Argiro, figlio di Melo, tradizionale oppositore della presenza bizantina in Puglia.

I clamorosi trionfi dei cavalieri di Melfi, che nel corso del 1041 avevano sconfitto in rapida successione tre grandi armate bizantine, produssero una profonda impressione in Puglia e in Lucania, al punto che diverse città, tra cui Monopoli, Giovinazzo e Matera, rinnegarono l’alleanza con i greci e si schierarono dalla loro parte.

L’adesione di Bari al partito filonormanno è un dato particolarmente rilevante per la straordinaria importanza della città e per il fatto che i settori mercantili baresi erano stati sempre favorevoli a Bisanzio per le grandi opportunità che un tale legame assicurava ai commerci con l’Oriente. Argiro, figlio di Melo, organizzò il movimento antibizantino e, il fatto che in ciò ebbe un notevole successo, riuscendo a convincere il partito filogreco locale, dimostra la sua rilevante influenza a Bari.

La conquista pacifica di tante città pugliesi rallegrò i cavalieri di Melfi, ma comportò dei gravi problemi logistici. I cavalieri normanni avevano una forza militare rilevante, ma erano troppo pochi per controllare e governare un ampio territorio. Questo fatto avrebbe raffreddato ben presto gli entusiasmi di molte città pugliesi a favore dei normanni. I cavalieri di Melfi, dunque, ebbero assoluta necessità di stipulare delle alleanze per perseguire i loro obbiettivi di conquista.

Estranei al territorio pugliese, avevano come unico riferimento possibile Argiro, per i forti legami intercorsi tra suo padre Melo e i primi normanni giunti nel Sud Italia. I dodici conti chiesero dunque un colloquio con Argiro. Lo incontrarono nascostamente, una notte del febbraio 1042, a Bari, nella Chiesa di Sant’Apollinare, e gli chiesero di divenire il loro capo. Questi inizialmente esitò, ma poi, dietro le forti insistenze dei conti, accettò.

La scelta di Argiro come loro capo fu un vero colpo da maestri per i cavalieri di Melfi. Il figlio di Melo, infatti, era il punto di riferimento della fazione pugliese antibizantina e soprattutto godeva di un vasto consenso in Puglia e nella ricca Bari, città che vantava fortificazioni inespugnabili. Con tale scelta, i cavalieri normanni si assicurarono il controllo di Bari, sito che non avrebbero mai potuto conquistare, e ottennero pure la disponibilità della preziosa flotta cittadina, strumento fondamentale per tentare di conquistare le munitissime città del litorale.

 

 

 

 

Autore articolo: Edoardo Spagnuolo

Bibliografia: La versione originale del presente testo è stata pubblicata in “Lo scudo e la spada. Quaderni di divulgazione storica”, n. 3 ottobre 2018.

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