Angiolillo Arcuccio ad Aversa e Marigliano

Della vita di Angelillo Arcuccio si sa poco, molto poco. Probabilmente nacque intorno al 1440. La pittura napoletana visse in quei decenni un profondo assorbimento dei modelli di scuola valenciana e così pure Arcuccio che, se non fu allievo del valenciano Jaime Baço, a Napoli tra il 1445 ed il 1451, ne subì l’influenza attraveso il contatto con altri pittori napoletani. Più tardi guardò alla cultura pittorica ferrarese, sulla base dell’apertura politica conseguente al matrimonio tra le case d’Aragona e quella d’Este, e completò il suo linguaggio con suggestioni flandro-borgognone e fiamminghe, ma il suo stile fu sempre fortmente valenciano.

Di Angiolillo Arcuccio il Museo Diocesano di Aversa conserva il “Martirio di San Sebastiano”. La cosa interessante del dipinto, oltre la firma, l’unica rinvenuta dell’artista, e lo straordinario valore didascalico di arcieri e balestrieri, è la raffigurazione di Aversa nel Quattrocento proprio alle spalle del Santo. La scena è infatti ambientata appena fuori le mura fortificate di Aversa, sullo sfondo aureo si stagliano le architetture della città e l’intero groviglio del tessuto urbano, le torri del castello normanno, le mura e Porta San Biagio, le cupole delle chiese, pure quella enorme del Duomo e l’antico suo campanile che, benché parzialmente crollato all’epoca per gli effetti dei terremoti del 1456 e 1457, è riprodotto integralmente. Sono elementi che fanno di questo dipinto un documento storico unico.

Di Angiolillo Arcuccio a Marigliano, nella Chiesa dell’Annunziata, si ammirano invece i dipinti dell’Annunciazione e di San Pietro e San Giovanni Battista raccolti in un fantastico polittico che appare oggi nelle forme conseguenti ai lavori del 1628, quando la Confraternita della Santissima Annunziata commissionò a Belisario Corenzio una nuova opera per l’altare maggiore della sua chiesa, che salvasse la vecchia pala quattrocentesca, realizzata da Angiolillo Arcuccio, inserendola in un nuova baroccheggiante.

La Vergine è bionda, dai tratti borgognoni dunque, con la capigliatura trattenuta da un diadema, regge un giglio, simbolo di purezza, ed ha Gabriele dinnanzi, avvolto in un piviale bordato di pietre preziose. Le linee ed i colori, specialmente la cosiddetta “lisca di pesce” del costato del Battista, richiamano la scuola valenciana molto da vicino.

Ad Angiolillo Arcuccio si attribuiscono a Napoli il Polittico di San Domenico Maggiore, il Polittico di Santa Maria la Nova e le tavole della Natività e della Resurrezione conervate al Museo nazionale di San Martino, ma anche Sant’Agata de’ GotiGiugliano conservano due sue opere dedicate all’Annunciazione. Una commissione vasta, certamente frutto di successo ed approvazioni.

 

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

 

 

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