Storia del Cristianesimo: Bonifacio, l’apostolo dei tedeschi

La tomba che ospita le sue spoglie, a Fulda, in Germania, lo mostra intento a sollevare il coperchio del sarcofago e guardare fuori. Chi commissionò l’opera volle comunicare che San Bonifacio non dimenticava il proprio gregge sulla terra, neanche nella gloria dei Cieli.

Winfrid, questo il suo vero nome, apparteneva ad una nobile famiglia inglese del Devonshire, che allora era il Regno del Wessex. Nacque nel 673, a Crediton. Professò la regola monastica come puer oblatus nell’abbazia di Exeter e in quella di Nursling fu ordinato sacerdote all’età di circa 30 anni. Fu insegnante di grammatica e poesia, poi decise di divenire missionario.

Il suo desiderio di evangelizzazione delle popolazioni germaniche oltre il Reno si fondava sull’esempio della conversione degli anglosassoni perseguita con coraggio dal monaco Agostino di Canterbury inviato sull’isola da Papa Gregorio Magno.I l monaco Winfrid non voleva star chiuso in uno studio, voleva dedicare la sua vita a battezzare i pagani.

Nel 716 compì il suo primo viaggio missionario in Frisia, sostenuto da Carlo Martello che desiderava poggiarsi sul cristianesimo per espandere i suoi domini ad est. Dovette abbandonare i suoi propositi a causa dell’ostilità del duca Radbod che non tollerava intromissioni di franchi nel suo regno. Winfrid se ne tornò con mestizia a Nursling dove fu eletto abate, ma non era questo ciò che voleva. Rinunciò alla sua carica e lasciò per sempre l’Inghilterra. Si mise in cammino verso Roma, pregando sulle tombe dei martiri e ricevendo la benedizione di Papa Gregorio II che lo spronò a “far conoscere il segreto della fede ai popoli non credenti” e gli donò un nome nuovo: Bonifacio, ovvero “portatore di cose buone”.

Rafforzato nei suoi propositi, si riportò in Germania, sostò nella Turingia, quindi raggiunse la Frisia. Il duca Radbod era morto e la regione era stata appena assoggettata dai franchi, aveva così la strada spianata per far fruttare la sua missione di evangelizzazione. Nel giro di dodici anni percorse gran parte del territorio germanico, l’Assia, la Franconia, la Baviera ed operò centinaia di conversioni. Anche i sassoni risposero con entusiasmo alla sua predicazione.

Convocato a Roma, ebbe dal papa l’ordinazione episcopale e fu fatto legato pontificio. Qualche anno dopo Papa Gregorio III lo nominò arcivescovo senza sede fissa e lo autorizzò a consacrare vescovi per le nuove diocesi. A Roma ottenne pure nuovi collaboratori per questa sua opera: monaci provenienti dal monastero di Montecassino.

Durante il viaggio di ritorno in Germania, in un bosco dell’Assia, presso Geismar, fece abbattere una gigantesca quercia consacrata al dio Thor. All’albero le popolazioni pagane attribuivano magici poteri e così ritennero il suo taglio un gesto di sfida alla divinità. Una gran folla accorse per assistere alla vendetta di Thor, ma non accadde nulla e i convenuti restarono stupefatti. Bonifacio invece ne approfittò per predicare e riuscì a battezzare tutti gli accorsi. Ai piedi della quercia abbattuta fece erigere la prima chiesa dedicata a San Pietro che poi divenne il Monastero di Fritzlar. Nel frattempo un suo discepolo, San Sturmio fondò un’abbazia a Fulda, tra le regioni dell’Assia e di Turingia, che si affermò come centro propulsore del cristianesimo in Germania e finì con l’accogliere le sue spoglie.

Fu affiancato da monaci provenienti dall’Inghilterra come Lullo e Burcado, e monache come Santa Tecla e Santa Lioba. Eresse monasteri, anche femminili, a Tauberbischofsheim, Kitzingen e Ochsenfurt che divennero i primi istituti cristiani per l’educazione delle fanciulle in Germania. Come sede arcivescovile, scelse la città di Magonza ma continuò a muoversi in tutta la Germania. Guidò una serie di sinodi che rafforzarono i legami tra Roma e le popolazioni germaniche. Organizzò la chiesa tedesca in diverse diocesi, erigendo quelle di Ratisbona, di Passau, di Salisburgo, di Frisinga. Nominò vescovi e abati i i suoi discepoli, al Concilium Germanicum, convocato da Carlomanno nel 743, fece prestare ai vescovi giuramento di fedeltà al Papa e ai monasteri impose la regola di San Bendetto. Riuscì a mantenere una certa indipendenza dal potere dei carolingi e fu lui ad incoronare re Pipino il Breve, a Soissons nel 751.

Non rinunciò però mai alla speranza di convertire i frisoni e ritornò in quella regione ormai settantenne. Il 5 giugno 754, giorno di Pentecoste, durante una messa a Dokkum, vide entrare un gruppo di uomini armati di spade. “Non temete, tutte le armi di questo mondo non possono uccidere la nostra anima”, disse ai fedeli e si avvicinò ai pagani frisoni levando il vangelo. Una spada gli mozzò il capo. Con lui furono uccisi tutti i cinquantadue monaci presenti.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Bibliografia: S. Lortz, Storia della Chiesa, v. I

historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *